Biancoforno, quando la democrazia prevale sulla rabbia

FAI E FELSA CISL: “Dopo anni di proclami e contrapposizioni, la parola torni davvero alle lavoratrici e ai lavoratori”

Anche i grandi viaggi iniziano con un piccolo passo. Quello compiuto alla Biancoforno non è una vittoria della FAI CISL e FELSA CISL e non è un traguardo. È qualcosa di molto più semplice e, forse proprio per questo, molto più importante: l’inizio di un percorso nel quale sono direttamente le lavoratrici e i lavoratori a poter esprimere la propria volontà. Perché la democrazia sindacale non appartiene alla FAI, alla FLAI o a qualsiasi altra organizzazione APPARTIENE AI LAVORATORI. E la democrazia ha una caratteristica che talvolta può risultare scomoda: non consiste nel parlare a nome dei lavoratori, ma nel permettere ai lavoratori di parlare. In questi giorni abbiamo assistito a comunicati, accuse, proclami, manifestazioni e perfino a una crescente contrapposizione tra gruppi di dipendenti. Sulla stampa, in questi giorni, è stata raccontata una storia a una sola voce e su questa organizzazione sindacale sono state scritte tante bassezze, sia sui social sia a mezzo stampa, dimenticando il rispetto che deve essere alla base dei rapporti tra organizzazioni sindacali e dimenticando che abbiamo una forte responsabilità sociale: tenere uniti i lavoratori. Invece, in Biancoforno abbiamo l’immagine esatta di ciò che un sindacato responsabile dovrebbe cercare di evitare: una fabbrica divisa in fazioni. E questo non dipende da noi. Soprattutto, a nostro avviso, le vertenze devono rimanere sindacali e non diventare politiche o personali. La FAI e la FELSA CISL hanno scelto un’altra strada. Non perché ritengano risolti tutti i problemi della Biancoforno. Non lo sono. Non perché considerino soddisfacente ogni scelta aziendale. Non lo abbiamo mai sostenuto. E neppure perché pensiamo che un accordo economico possa sostituire la necessaria contrattazione sull’organizzazione del lavoro. Abbiamo semplicemente deciso che un problema risolvibile oggi non debba essere lasciato irrisolto in attesa che, un giorno, si riesca a risolvere contemporaneamente tutto il resto. Questa è contrattazione. Il resto rischia di diventare testimonianza.

QUATTORDICI ANNI: UNA DOMANDA SUI RISULTATI È LEGITTIMA

La FLAI ci accusa oggi di aver abbandonato il percorso unitario e di aver «disatteso il mandato» dei lavoratori. Arriva perfino a giudicare l’intesa sottoscritta dalla FAI «inefficace e nulla», pur dichiarando di non conoscerne nel merito il testo. Una contraddizione talmente evidente che non necessita di particolari commenti. Ma c’è una domanda molto più seria alla quale sarebbe utile rispondere. Dopo tanti anni di presenza sindacale alla Biancoforno, quali problemi sono stati concretamente risolti? Non lo chiediamo per provocazione. Lo chiediamo perché, leggendo gli stessi comunicati della FLAI, tornano nel tempo questioni relative agli orari di lavoro, alle relazioni sindacali, ai ROL, alla precarietà, alle assemblee e all’organizzazione del lavoro. Allora una domanda è inevitabile: se dopo anni di conflittualità le questioni denunciate sono ancora sostanzialmente le stesse, possiamo almeno discutere dell’efficacia del metodo seguito? Oppure anche porre questa domanda significa essere contro i lavoratori? La FAI e la FELSA CISL non pretendono di possedere la verità. Ma pretendono il diritto di sostenere che il sindacato debba essere giudicato anche per ciò che riesce concretamente a ottenere. Nel febbraio 2025 FAI CISL e FELSA CISL hanno comunicato di aver ottenuto, attraverso il confronto con l’azienda, il reintegro di una lavoratrice sospesa e avanzamenti su buoni pasto, organizzazione dell’orario e anzianità dei lavoratori somministrati. Oggi stiamo tentando di aggiungere un altro tassello. Non è abbastanza? Probabilmente no. Ma è certamente qualcosa in più di lasciare tutto fermo aspettando la soluzione perfetta.

LA DEMOCRAZIA NON VALE SOLTANTO QUANDO PRODUCE IL RISULTATO CHE PIACE

Ed eccoci al punto centrale. A seguito della richiesta formale delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata avviata una consultazione sull’ipotesi di accordo. Alla votazione hanno partecipato 138 lavoratori su 194 aventi diritto e su 170 presenti, esprimendosi liberamente e direttamente. I voti favorevoli all’ipotesi di accordo proposta sono stati 130, i voti contrari 7 e una scheda è risultata nulla. L’affluenza è stata pari al 71,1% degli aventi diritto e all’81,2% dei lavoratori presenti (circa l’80%). I sì hanno rappresentato il 94,2% dei votanti. Oggi le lavoratrici e i lavoratori della Biancoforno hanno scritto un pezzo di storia di questa azienda. Questo dovrebbe rappresentare una buona notizia per chiunque pronunci continuamente la parola democrazia. Perché la democrazia sindacale non può funzionare così: quando l’assemblea condivide la nostra posizione è “volontà dei lavoratori”; quando i lavoratori chiedono di pronunciarsi su una proposta che non condividiamo, improvvisamente diventano persone da mettere in guardia o da far astenere dal voto. I lavoratori non hanno bisogno di essere educati a votare bene. Hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di votare liberamente. La FLAI può rivendicare quanto vuole la parola “democrazia”. Ma la democrazia ha questo piccolo inconveniente: prima o poi bisogna contare i voti. E non sempre il risultato coincide con ciò che vorrebbe chi grida più forte.

DIGNITÀ SIGNIFICA ANCHE RISPETTARE CHI LA PENSA DIVERSAMENTE

Il sindacato deve tornare a fare il sindacato. Contrattare. Mediare. Contestare quando necessario. Scioperare quando necessario. Firmare quando esistono le condizioni. E soprattutto ottenere risultati. La dignità di un lavoratore non consiste soltanto nel diritto di dire no. Consiste anche nel diritto di dire sì a un accordo. Non consiste soltanto nel poter aderire alla FLAI. Consiste anche nel poter scegliere FAI CISL, FELSA CISL, nessun sindacato o qualsiasi altra posizione senza diventare, per questo, un avversario del proprio collega. Questo è pluralismo. Questa è libertà sindacale. Questa è democrazia.

La FAI e la FELSA CISL continueranno quindi il proprio percorso senza proclami di vittoria e senza nascondere i problemi ancora aperti. Il primo gradino è stato salito. Ce ne sono molti altri. Ma una cosa, dopo queste settimane, dovrebbe essere chiara a tutti: la rabbia può riempire una piazza. La contrapposizione può riempire i giornali. La propaganda può riempire i comunicati. Ma alla fine sono gli accordi e il voto libero dei lavoratori a cambiare concretamente le loro condizioni. E da oggi, alla Biancoforno, vogliamo ripartire proprio da questo.